State a lungo seduti? Col pilates aiutate le vene

di LIDA PESARESI

Stare seduti a lungo, immobili nella stessa posizione, senza alzarsi e fare movimento, può creare problemi alla circolazione del sangue ed esporre al rischio di incorrere in episodi di insufficienza venosa cronica o trombosi delle vene delle gambe: questo succede per lo più a chi lavora sempre alla scrivania, a chi effettua lunghi viaggi in aereo o in auto , a chi svolge un lavoro sedentario ed è costretto a stare seduto tante ore al giorno.

Le vene hanno il compito di riportare il sangue verso il cuore e per questo sono dotate di valvole elastiche e mobili, ben distribuite lungo tutto il sistema superficiale e profondo, che si aprono e si chiudono, indirizzando il flusso del sangue verso il cuore ed impedendo il re-flusso. 

L’insufficienza venosa cronica è un disturbo caratterizzato da un difficoltoso ritorno venoso al cuore, causata o da un’iperattività delle vene o da vere e proprie alterazioni delle stesse.

E’ causata da problemi circolatori che determinano un ristagno di sangue nelle pareti venose delle gambe, cioè alla periferia del corpo, a determinarla può dipendere da vari fattori quali: ritenzione idrica, sovrappeso, uso di anticoncezionali orali, familiarità e tipo di lavoro svolto, alterazioni posturali, stress, terapie farmacologiche, alimentazione non propriamente corretta, eccessivo calore ambientale.

I sintomi si possono manifestare in qualsiasi periodo dell’anno, ma si accentuano soprattutto durante l’estate, possono essere vari: gonfiore, pesantezza delle gambe, formicolii, prurito, bruciori, dolori e crampi notturni, capillari in evidenza, alterazioni cutanee, vene varicose o ulcerazioni.

La condizione seduta è quella che più si avvicina all’immobilità “assoluta” rispetto ad una posizione ortostatica che, seppur inficiata dall’aumento pressorio idrostatico, quanto meno le masse muscolari non sono così “rilassate e compresse” come nella posizione seduta.

Stare seduti significa aumentare l’ipossia, ovvero, ridurre la disponibilità di ossigeno in quei distretti in cui il cellulare adiposo è più abbondante, ostacolare le principali vie di drenaggio come la safeno-femorale e safeno-poplitea , creare “ostacoli al flusso” di natura posturale. Se oltre allo stare sedute le gambe sono anche accavallate il fenomeno aumenta, ipotonia di tutti quei muscoli compressi dalla superficie di contatto come ad esempio i glutei, alterare nel tempo l’equilibrio tra estensori e flessori con dominanza di quest’ultimi e progressiva perdita del tono muscolare gluteo.

NIENTE ALLENAMENTI “STRONG”

Aggredire il corpo con allenamenti strong, sia di tonificazione che aerobici, ha l’effetto contrario perché, facendo lavorare il tessuto muscolare che tende a gonfiarsi, mettono e portano maggiormente in evidenza l’inestetismo. In più, l’affaticamento e la mancanza di ossigeno e di recupero, crea un problema di ossigenazione dei tessuti che non riescono a recuperarne quanto necessario andando ad aggravare problemi circolatori preesistenti. Indispensabile invece è l’approccio dolce che, nello sforzo profondo e misurato, promuove il drenaggio linfatico favorendo lo smaltimento delle tossine. È importante eseguire degli esercizi di allungamento per allentare le tensioni muscolari e per mantenere integre le proprietà elastiche dei tessuti connettivi. Indiscussi sono i benefici anche sul ritorno venoso per quei soggetti affetti da stasi: la particolare struttura delle fibre fasciali (a spirale) oltre ad avvolgere i vasi consente un’azione di “spremitura” degli stessi, a patto che non sia una struttura “rigida”, altrimenti l’effetto sarà opposto. Lo stesso dicasi per un polpaccio inoperoso, per di più se contratto per colpa dei “tacchi”. Riportarlo alla sua lunghezza fisiologica è indispensabile se si vuole sfruttare appieno la sua attività di “pompa”

Per avere la consapevolezza di una buona postura del piede e per attivare i piccoli muscoli intrinseci dello stesso, a sostegno dell’arco plantare, allenarsi attraverso il “grip” delle dita del piede al suolo o con esercizi specifici di rullata sempre delle dita del piede, consente di normalizzare la lunghezza dei lombricali e di migliorare i processi di riduzione del gonfiore e pesantezza alle gambe.

UNA CATENA CHE DEVE FUNZIONARE TUTTA INSIEME

Il principio cardine del metodo Pilates è la globalità che bisogna sempre bene tenere a mente quando si lavora con questo metodo. Il corpo è tra gli strumenti più complicati, tanto che la mancanza di equilibrio in un area causerà inevitabilmente uno squilibrio anche in altre aree. Affinchè la catena funzioni come un unità perfetta, è necessario prendere in considerazione l’anello debole, senza, tuttavia perdere di vista il fatto che l’obiettivo finale è rappresentato dal funzionamento efficiente della catena nell’insieme. Se si considera il metodo Pilates come un mero esercizio rivolto ad un’unica parte del corpo, si rischia di sacrificare l’essenza del sistema e del metodo stesso.

Il metodo Pilates, consente di alleggerire la circolazione eseguendo esercizi che prevedono il totale scarico sugli arti inferiori, mantenendo spesso le gambe sollevate, che vanno ad aiutare lo smaltimento del ristagno dei liquidi. Lavorare in flex/point, movimento caviglia –piede, si favorisce l’attivazione della pompa circolatoria e linfatica attraverso la pulsazione concentrica del polpaccio.    

Il muscolo del polpaccio (tricipite della sura) è definito come cuore venoso. Ogni sua contrazione comporta una spremitura delle vene profonde che spinge il sangue verso l’alto. Il sangue può così defluire verso il cuore con una direzione obbligata dalla presenza di valvole unidirezionali. Il sistema profondo è inoltre in comunicazione con il sistema superficiale (safene) attraverso rami detti perforanti in cui il sangue, sempre per effetto delle valvole, scorre solo dalla superficie verso la profondità. Se aggiungiamo poi,  l’aiuto della respirazione che accompagna tutti gli esercizi, si capisce bene come arrivi più ossigeno ai tessuti, si normalizzi il metabolismo cellulare, la contrazione e il rilassamento fluido dei muscoli degli arti inferiori agisca come una pompa stimolando la circolazione in profondità. Basti pensare per esempio a come, recuperare l’appoggio corretto dei piedi, aiuti durante la deambulazione perché permette il funzionamento corretto della pompaggio e della rullata della nostra camminata come nostro movimento primario e, funzionando al massimo della sua efficienza, si evitano quei rallentamenti circolatori che portano al formarsi della cellulite in determinate e specifiche parti del corpo dove si hanno degli sbilanciamento errati.

Per mantenere in salute il proprio sistema linfatico è molto importante svolgere regolare attività fisica, in modo da favorire l’azione della “pompa muscolare”.   Il metodo Pilates combina una serie di esercizi muscolari a tecniche respiratorie, meditative, migliorative della termoregolazione che vanno a ridurre il carico pressorio venoso restituendo leggerezza agli arti inferiori.